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Come smettere di giocare d'azzardo: la guida passo per passo

La guida su come smettere di giocare d'azzardo in 8 step concreti: riconoscere il problema con il test PGSI, autoescludersi con il RUA, bloccare il gioco con app gratuite, chiedere aiuto al SerD e curarsi con la CBT. Percorso basato su evidenze, risorse pubbliche gratuite, senza giudizio.

Graziano Bellio
Autore Graziano Bellio Autore 1 — casinò / bonus
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Capire come smettere di giocare d’azzardo è il primo passo concreto verso l’uscita dal problema, e vale la pena di anticipare subito il punto più importante: smettere è possibile, e non dipende dalla sola forza di volontà. Il disturbo da gioco d’azzardo (DGA) è una condizione di salute riconosciuta, non un vizio né una debolezza di carattere, e proprio per questo “basta volerlo” non funziona, mentre un percorso strutturato sì. Chi legge queste righe può essere coinvolto in prima persona oppure essere un familiare preoccupato: in entrambi i casi, ciò che serve è una sequenza di passi precisi, ciascuno azionabile da subito. In questa guida ricostruiamo quel percorso — riconoscere il problema, contenere il danno, chiedere aiuto, curarsi e mantenere il risultato nel tempo — appoggiandolo alle evidenze scientifiche e alla rete di supporto pubblica e gratuita disponibile in Italia. Il tono, lo diciamo apertamente, non è quello del giudizio: chiedere aiuto è un atto di forza, non di debolezza.

Indice dei contenuti

Come smettere di giocare d’azzardo: un percorso, non un atto di sola volontà

Il disturbo da gioco d’azzardo è classificato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nella ICD-11 (codice 6C50) come una vera e propria dipendenza comportamentale. Questo dettaglio, che può sembrare burocratico, ha invece una conseguenza pratica enorme: se il gioco patologico fosse soltanto un’abitudine sbagliata, sarebbe ragionevole pensare di correggerla “stringendo i denti”. Ma una dipendenza modifica i meccanismi cerebrali della ricompensa e del controllo degli impulsi, e per questo la richiesta — purtroppo ancora frequente — di “smettere e basta” si rivela quasi sempre inefficace. Vale la pena di ricordarlo proprio a chi si sente in colpa per i tentativi falliti: non è una questione di carattere.

La logica degli step che seguono nasce da qui. Prima si mette in sicurezza il presente, cioè il denaro e l’accesso immediato al gioco, perché è lì che si gioca la differenza nelle prime ore e nei primi giorni. Solo dopo, su una base resa più stabile, si lavora sulle cause con il supporto giusto: i servizi pubblici, la psicoterapia, i gruppi di auto-aiuto. Da un lato questo significa accettare che il percorso richiede tempo; dall’altro offre la rassicurazione che ogni passo ha un effetto concreto e misurabile fin da subito.

A chi è rivolta questa guida

Questa guida si rivolge sia a chi gioca in prima persona, sia ai familiari e agli amici che vogliono aiutare qualcuno a smettere. I due punti di vista non sono separati: la dipendenza non riguarda mai una persona sola, e molte delle azioni descritte — dall’autoesclusione alla messa in sicurezza del denaro, fino alla scelta del servizio a cui rivolgersi — funzionano meglio quando vengono condivise. Per chi sostiene un familiare, esistono inoltre canali dedicati che approfondiamo più avanti.

Step 1 – Riconoscere il problema con il test PGSI

Il primo passo è anche il più difficile: ammettere il problema e misurarlo, senza minimizzarlo e senza drammatizzarlo. Uno strumento utile per orientarsi è il PGSI (Problem Gambling Severity Index), un questionario a 9 domande con punteggio complessivo da 0 a 27, validato a livello internazionale e impiegato anche in Italia come strumento di autovalutazione. Le domande riguardano comportamenti concreti degli ultimi dodici mesi: puntare più di quanto ci si potesse permettere, aver bisogno di giocare somme crescenti, rincorrere le perdite, sentirsi in colpa, ricevere critiche da altri.

L’interpretazione del punteggio segue quattro fasce: 0 indica assenza di problemi; un punteggio di 1–2 segnala un rischio basso; un valore tra 3 e 7 indica un rischio moderato; un punteggio pari o superiore a 8 è compatibile con un gioco problematico. È importante leggere questi numeri per quello che sono. Il PGSI orienta, non diagnostica: un risultato elevato è un segnale serio che merita un consulto, ma la diagnosi vera e propria spetta a un servizio specialistico o a un SerD. Se i sintomi che riconosci in te o in un tuo caro sono molti, considera il test non come un verdetto, ma come la spinta a passare allo step successivo.

Step 2 – Contenere subito il danno: denaro e accesso

Nelle prime ore e nei primi giorni, l’obiettivo non è ancora “guarire”: è togliere l’accesso al gioco e al denaro impulsivo, riducendo drasticamente le occasioni di ricaduta mentre il resto del percorso prende forma. È la sezione più operativa di questa guida, e le tre azioni che seguono possono essere avviate oggi stesso, idealmente tutte e tre insieme, perché si rafforzano a vicenda.

Autoescludersi con il RUA

Lo strumento istituzionale è il RUA, il Registro Unico delle Autoesclusioni, attivo dal 2018 e gestito sul piano tecnico da Sogei per conto dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM). L’iscrizione si effettua online con SPID dal portale ADM, oppure tramite un concessionario o presso gli uffici territoriali. Si può scegliere tra periodi di 30, 60 o 90 giorni, oppure un’autoesclusione a tempo indeterminato. L’effetto è esteso a tutti i concessionari del gioco a distanza: niente giocate, niente depositi, niente bonus e nessuna apertura di nuovi conti, mentre resta sempre possibile prelevare le vincite maturate. Nelle situazioni di difficoltà conviene optare per l’autoesclusione plenaria e a tempo indeterminato: è la barriera più solida.

Bloccare il gioco con un’app

Accanto al RUA, che copre i concessionari italiani, è utile un blocco software più ampio. BetBlocker è un programma gratuito, gestito da un’organizzazione benefica registrata nel Regno Unito, che blocca decine di migliaia di siti e app di gioco per periodi che vanno da 24 ore fino a 5 anni; è disponibile su Android, iOS, Windows, macOS, Linux e Fire OS. Gamban, a sottoscrizione, blocca specificamente l’accesso ai siti di gioco su tutti i principali dispositivi senza limitare le altre attività. Conviene installare uno di questi strumenti sia sul telefono sia sul computer, perché la barriera funziona solo se copre ogni via d’accesso.

Mettere in sicurezza il denaro

La terza azione riguarda il denaro impulsivo. Una misura semplice ed efficace è affidare temporaneamente la gestione del conto e delle carte a una persona di fiducia, ridimensionando l’accesso immediato alla liquidità. Dove disponibile, può aiutare anche la funzione di “blocco gioco d’azzardo” di alcune carte o neobank, che intercetta il codice esercente (merchant category code) 7995 associato al gioco. Su questo punto serve però onestà: questo blocco self-service non è offerto in modo uniforme da tutte le banche italiane, quindi va considerato come un’opzione “se disponibile” e non come una garanzia universale. Proprio per questo va sempre affiancato al RUA e a un’app di blocco, che restano le misure portanti.

Step 3 – Chiedere aiuto: i numeri da chiamare

È il passo che cambia tutto: parlare con qualcuno. Dopo aver messo in sicurezza il presente, il gesto che apre davvero il percorso è uscire dal silenzio, e in Italia esistono canali gratuiti e anonimi pensati esattamente per questo. Non serve avere già le idee chiare su cosa fare: basta chiamare e raccontare.

Telefono Verde Nazionale (TVNGA)

Il numero di riferimento è l’800 558822, il Telefono Verde Nazionale per le problematiche legate al Gioco d’Azzardo, gestito dall’Istituto Superiore di Sanità (Centro Nazionale Dipendenze e Doping). È un servizio nazionale, anonimo e gratuito, attivo dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 16:00. Dall’altro capo rispondono psicologi esperti che offrono ascolto, informazioni validate e orientamento ai servizi del territorio, compreso il SerD più vicino. È il punto di partenza ideale per chi non sa ancora a chi rivolgersi.

Giocatori Anonimi

Un secondo canale è Giocatori Anonimi Italia, una rete di gruppi di auto-mutuo-aiuto fondati sul programma dei dodici passi, in cui chi ha vissuto o sta vivendo il problema si confronta in un clima di riservatezza e senza giudizio. È possibile contattarli al numero nazionale 338 1271215 o scrivere a info@giocatorianonimi.org. Il valore di questi gruppi sta nella continuità: non un singolo colloquio, ma una presenza costante nel tempo.

Step 4 – Iscriversi al SerD della ASL

I SerD, i Servizi per le Dipendenze delle ASL, sono il riferimento pubblico per la diagnosi e la cura del disturbo da gioco d’azzardo. Sono presenti in ogni Azienda Sanitaria Locale, il che rende la rete capillare su tutto il territorio nazionale, e operano con un’équipe multidisciplinare composta da medici, psicologi, educatori e assistenti sociali. Questa composizione consente di affrontare insieme i versanti del problema — quello clinico, quello psicologico e quello sociale, debiti compresi — senza scaricarli su un’unica figura.

L’aspetto pratico che conviene sottolineare è la facilità di accesso. Al SerD ci si può rivolgere direttamente, in molti casi anche senza impegnativa del medico di base, e il servizio è gratuito e tutelato dalla riservatezza. Chi non sa quale sia il SerD competente per la propria zona può farselo indicare proprio dal Telefono Verde Nazionale. La presa in carico, una volta avviata, prevede un programma costruito sul singolo caso, con verifiche periodiche nel tempo.

Step 5 – Il percorso di cura: psicoterapia e (se serve) farmaci

Una volta dentro un servizio, il cuore del percorso è il trattamento. Conviene avere aspettative realistiche e informate: il trattamento più efficace non è quasi mai un intervento isolato, ma una combinazione di lavoro psicologico e, dove indicato, supporto farmacologico, con attenzione costante alle eventuali condizioni associate. È utile distinguere con chiarezza ciò che ha la maggiore evidenza scientifica da ciò che resta un approccio complementare.

Terapia cognitivo-comportamentale (CBT)

La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è l’approccio più studiato e di prima linea per il disturbo da gioco d’azzardo. Lavora sulle distorsioni cognitive tipiche del giocatore — l’illusione di controllo, la convinzione di poter “rimontare” le perdite, la lettura magica del caso — e allena, in parallelo, capacità concrete: problem solving, abilità sociali e strategie di prevenzione delle ricadute. L’obiettivo non è soltanto smettere, ma costruire gli strumenti per restare lontani dal gioco nelle situazioni a rischio. Le evidenze indicano che la CBT può essere efficace sia in forma individuale sia di gruppo, il che amplia le possibilità di accesso a seconda dell’organizzazione del servizio.

Supporto farmacologico (off-label)

Sul versante farmacologico è doverosa una premessa: a oggi nessun farmaco è specificamente registrato per il disturbo da gioco d’azzardo. In casi selezionati e solo su prescrizione specialistica, alcuni antagonisti degli oppioidi — il nalmefene e il naltrexone — hanno mostrato evidenze nel ridurre la gravità del gioco, modulando i meccanismi cerebrali dell’impulso. In Italia e in Europa il loro impiego nel DGA è off-label, cioè al di fuori dell’indicazione approvata, e va valutato dal medico caso per caso, spesso in combinazione con la CBT. Il punto è netto e non ammette scorciatoie: mai automedicazione. Qualsiasi terapia farmacologica spetta allo specialista.

Step 6 – Non restare soli: gruppi e supporto ai familiari

Il mantenimento del risultato, nel tempo, si regge sulla rete di supporto. Smettere di scommettere o di giocare alle slot machine non è un traguardo che si taglia una volta sola: è una condizione che va sostenuta, e farlo in compagnia di chi conosce il problema cambia gli esiti. Per chi gioca, i gruppi di Giocatori Anonimi offrono uno spazio di confronto continuativo basato sull’esperienza condivisa.

Per familiari e amici esiste un canale dedicato, Gam-Anon Italia, pensato per chi vive accanto a una persona con un problema di gioco. È una rete di auto-aiuto in cui si condividono esperienze, difficoltà e strategie; è raggiungibile al numero 340 4980895 e organizza riunioni anche in modalità telefonica, con l’elenco aggiornato dei gruppi consultabile online. È un punto fermo importante, perché spesso chi sostiene un familiare si trova a portare un peso che non può e non deve gestire da solo.

Step 7 – Affrontare i debiti del gioco

I debiti sono spesso il principale ostacolo, e il più angosciante: vanno gestiti, non subiti in silenzio. Affrontarli fa parte del percorso terapeutico tanto quanto la psicoterapia, perché l’assillo economico è uno dei motori più potenti della ricaduta. Esistono, anche qui, canali specifici e legali a cui rivolgersi.

Sportelli anti-usura

Le fondazioni e gli sportelli anti-usura — tra cui quelli promossi dalla Caritas e dalla Consulta nazionale antiusura — offrono ascolto, orientamento e, attraverso appositi fondi di prevenzione, garanzie che aiutano ad accedere al credito legale ed evitare il ricorso all’usura. Sono un riferimento prezioso soprattutto quando la situazione debitoria appare senza via d’uscita: il primo passo è semplicemente chiedere un colloquio allo sportello del proprio territorio.

Sovraindebitamento (Legge 3/2012)

Sul piano giuridico esiste la procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, introdotta dalla Legge 3/2012 e oggi confluita nel Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. In termini generali, consente al debitore non fallibile, con l’assistenza di un OCC (Organismo di Composizione della Crisi), di ristrutturare i debiti e arrivare all’esdebitazione. Trattandosi di una materia tecnica e in evoluzione, conviene non improvvisare: il modo corretto di procedere è rivolgersi a un OCC o a un professionista competente, che valuti la situazione specifica e indichi le opzioni effettivamente percorribili.

Step 8 – Prevenire le ricadute

La ricaduta fa parte del percorso e non è, di per sé, un fallimento: è un evento che si può prevedere e gestire, a patto di avere un piano. Pensare il contrario — interpretare ogni scivolone come la prova di non farcela — è uno degli errori che alimentano la dipendenza. Prevenire le ricadute significa, in concreto, riconoscere i segnali di pericolo prima che diventino crisi e sapere cosa fare nel momento dell’impulso.

Riconoscere i trigger (HALT)

Un aiuto pratico viene dall’acronimo HALT, dall’inglese Hungry, Angry, Lonely, Tired — affamato, arrabbiato, solo, stanco. Sono i quattro stati che più frequentemente abbassano le difese e aumentano l’impulso a giocare. Imparare a riconoscerli per tempo permette di intervenire prima che il desiderio diventi incontrollabile: a volte basta mangiare, riposare o cercare compagnia per disinnescare la spinta.

Il piano di emergenza

Per i momenti di craving conviene avere pronto, scritto, un piano di emergenza: un breve elenco di azioni e di contatti da attivare subito. Può comprendere il chiamare lo sponsor di Giocatori Anonimi o il Telefono Verde 800 558822, l’allontanarsi fisicamente dalla situazione e l’assicurarsi di non avere accesso immediato al denaro. La regola è semplice: decidere a mente fredda cosa fare, così da non doverlo decidere nel momento più difficile.

Strumenti quotidiani

Sul lungo periodo aiutano alcune abitudini: le app di budgeting per tenere sotto controllo le finanze, il riempire il tempo con attività alternative gratificanti e, soprattutto, il mantenere attivi nel tempo il RUA e i blocchi software. La protezione non va smontata appena le cose migliorano: è proprio la sua continuità a renderla efficace.

StepAzione concretaStrumento o contatto
1. RiconoscereMisurare il problema senza minimizzarloTest PGSI (9 domande, 0–27)
2. Contenere il dannoTogliere accesso al gioco e al denaroRUA, BetBlocker/Gamban, persona di fiducia
3. Chiedere aiutoParlarne con un professionista o un pariTVNGA 800 558822, Giocatori Anonimi 338 1271215
4. SerDAvviare diagnosi e presa in carico pubblicaSerD della propria ASL (gratuito)
5. CurarsiPsicoterapia ed eventuale supporto farmacologicoCBT; naltrexone/nalmefene (off-label, su prescrizione)
6. Rete di supportoNon restare soli, coinvolgere i familiariGiocatori Anonimi; Gam-Anon 340 4980895
7. DebitiGestire l'esposizione economica per via legaleSportelli anti-usura; OCC (Legge 3/2012)
8. Prevenire le ricaduteRiconoscere i trigger e avere un pianoMetodo HALT, piano di emergenza, blocchi attivi

Domande frequenti

Conclusione

Come smettere di giocare d’azzardo non è il risultato di un colpo di volontà, ma di una sequenza di passi concreti che, messi insieme, funzionano: riconoscere e misurare il problema, contenere subito il danno con il RUA e le app di blocco, chiedere aiuto, curarsi al SerD con la CBT ed eventualmente un supporto farmacologico, appoggiarsi ai gruppi di auto-aiuto e affrontare i debiti per via legale, prevenendo le ricadute con un piano chiaro. Ogni step è azionabile da oggi, e nessuno va affrontato da soli. Se senti di aver bisogno di un punto di partenza, chiama il Numero Verde Nazionale 800 558822: è gratuito, anonimo e attivo dal lunedì al venerdì. Chiedere aiuto, vale la pena di ripeterlo, è un atto di forza.