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Storie di dipendenza dal gioco d'azzardo: percorsi reali di guarigione

Quattro storie di dipendenza dal gioco d'azzardo raccontano percorsi reali di caduta e guarigione. Marco, Elena, Luca e Giuseppe mostrano come si chiede aiuto e come si esce dalla dipendenza. Con i riferimenti concreti per il primo passo.

Graziano Bellio
Autore Graziano Bellio Autore 1 — casinò / bonus
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Le storie di dipendenza dal gioco d’azzardo che raccogliamo in questa pagina non sono casi clinici da manuale né cronache da prima pagina: sono percorsi reali di caduta e di risalita, riscritti per proteggere l’identità di chi li ha vissuti. Chi legge può essere un giocatore in difficoltà o un familiare che osserva da vicino, e in entrambi i casi cerca la stessa cosa — la prova che da questa condizione si esce. Il disturbo da gioco d’azzardo (DGA) è una condizione di salute riconosciuta e curabile, lontana da ogni idea di colpa morale o di debolezza del carattere. Noi operatori dell’informazione sul gioco responsabile abbiamo scelto un patto preciso con il lettore: nessuna spettacolarizzazione delle perdite, nessun «colpo grosso» da raccontare, nomi e dettagli modificati. Ogni storia si chiude dove deve chiudersi, su un riferimento concreto a cui rivolgersi. Perché il senso di queste pagine non è commuovere, ma indicare la porta giusta.

Indice dei contenuti

Perché raccontare storie di dipendenza dal gioco d’azzardo

Chi sviluppa un problema con il gioco tende a credersi un’eccezione, un caso isolato di cui vergognarsi in silenzio. I numeri raccontano un’altra realtà. Le indagini epidemiologiche nazionali dell’Istituto Superiore di Sanità stimano in circa 18,4 milioni gli adulti italiani che hanno giocato d’azzardo nell’ultimo anno e in circa 1,5 milioni i giocatori problematici. Dietro queste cifre non ci sono profili anomali, ma persone comuni: lavoratori, pensionati, studenti, padri e madri di famiglia. Riconoscersi in una storia significa, prima di ogni cura, smettere di sentirsi soli.

Le storie di dipendenza dal gioco d’azzardo hanno una funzione precisa nel percorso di recupero, ed è la stessa che da decenni regge i gruppi di auto-mutuo-aiuto: ascoltare chi è già passato di lì rende pensabile un’uscita che, vista da dentro la dipendenza, sembra preclusa. L’anonimato non è un dettaglio accessorio ma la condizione che permette di parlare senza il timore del giudizio. Per questo le storie funzionano meglio quando restano spoglie, senza enfasi e senza eroi: il loro valore sta nel riconoscimento, non nello stupore.

Una nota sul metodo: testimonianze di gioco d’azzardo e identità protette

I quattro profili che seguono sono ricostruzioni anonimizzate, costruite a partire da percorsi clinici e di auto-aiuto tipici, non singole biografie identificabili. Età, città e cifre sono stati adattati per impedire qualsiasi riconoscimento, pur mantenendo la verità dei meccanismi: come nasce l’escalation, dove si tocca il fondo, cosa innesca la richiesta di aiuto. Le somme indicate (i debiti, gli anni di astinenza) vanno lette come dettagli narrativi e non come statistiche. Sono esempi, non dati.

Marco, 34 anni: dalle slot online al fondo, poi la risalita

Per Marco era cominciato come un passatempo serale, qualche partita alle slot online dopo il lavoro. La svolta arriva nella primavera del 2020, con l’isolamento e la perdita dell’impiego: il telefono diventa l’unica finestra sul mondo, e le slot sono lì, disponibili a ogni ora, senza orari di apertura né testimoni. È il tratto che chi non ha vissuto la dipendenza fatica a comprendere — non la singola giocata, ma la disponibilità ubiquitaria, che toglie ogni pausa naturale tra l’impulso e il gesto.

Da un lato c’era la convinzione di poter controllare la situazione; dall’altro cresceva il meccanismo che gli addetti ai lavori chiamano rincorsa della perdita: giocare per recuperare quanto già perso, e perdere ancora di più nel tentativo. In poco più di un anno il debito raggiunge circa 23.000 €, accumulati tra carte e piccoli prestiti nascosti alla compagna. Il punto più basso non è una cifra, ma una mattina in cui si rende conto di mentire su tutto.

La svolta è una telefonata al SerD di Torino, fissata quasi di malavoglia. Lì comincia un percorso di terapia cognitivo-comportamentale (TCC) durato circa quattordici mesi, centrato sul riconoscimento delle distorsioni di pensiero e sulla prevenzione delle ricadute. Marco oggi è astinente da due anni. Quando ripensa all’inizio, indica sempre lo stesso punto di partenza: il Numero Verde Nazionale 800 558822 e il SerD della propria ASL, gratuiti e raggiungibili senza impegnativa.

Elena, 52 anni: il lutto, le VLT e la seconda vita

La storia di Elena smentisce uno stereotipo duro a morire, quello del giocatore giovane e maschio. Rimasta vedova nel 2018, trova nelle VLT della sala vicino casa un rifugio dalla solitudine delle sere: il rumore, le luci, l’attesa del risultato riempiono un vuoto che altrove non riusciva a colmare. Qui il gioco non è ricerca di guadagno ma anestesia del dolore, ed è una delle forme più insidiose proprio perché si traveste da consolazione.

Le indagini dell’ISS indicano che le VLT figurano tra i giochi più frequenti nei profili problematici, seconde solo alle slot, e che il fenomeno tocca anche le donne e le persone oltre i sessantacinque anni. Elena rientra in pieno in questo quadro che spesso resta invisibile. Nell’arco di circa due anni accumula un debito vicino ai 14.000 €, mentre la sala diventa l’unico appuntamento fisso delle sue giornate.

La prima crepa nel muro è una telefonata al Telefono Verde Nazionale Gioco d’Azzardo, fatta in un momento di lucidità. Da lì l’invio al SerD di Napoli, un percorso di sostegno e l’ingresso in un gruppo, dove per la prima volta racconta il lutto e non solo il gioco. Il sostegno dei figli, all’inizio confuso e arrabbiato, diventa parte della cura. Elena è astinente da tre anni e ha ripreso, dice, una seconda vita.

Luca, 22 anni: le scommesse online e il debito da studente

Luca comincia a diciannove anni con le scommesse sportive, su un sito non ADM, cioè privo di concessione e dei controlli previsti in Italia. È una porta che non dovrebbe nemmeno esistere — il gioco è vietato ai minori e i circuiti non autorizzati eludono le tutele — eppure resta accessibile con pochi clic. Per uno studente, scommettere sulla squadra del cuore sembra all’inizio un modo per «capirne di più», un gesto sociale tra coetanei.

Il dato di contesto è eloquente: secondo l’indagine ESPAD®Italia 2024 del CNR, circa il 57% degli studenti tra i quindici e i diciannove anni ha giocato d’azzardo nell’ultimo anno nonostante il divieto, e circa l’11% mostra un profilo a rischio. Nel gioco online il divario di genere è netto, con i ragazzi molto più esposti delle ragazze. Luca è uno dei tanti che da quel divieto sono passati senza attrito. In poco tempo i debiti si moltiplicano, alimentati anche da prestiti chiesti agli amici, con il loro corredo di vergogna e segretezza.

A intercettare il problema è la famiglia, quando i conti non tornano più. Luca accede al SerD in modalità telematica, una possibilità che per un giovane abituato allo schermo abbassa la soglia d’ingresso e rende la cura meno intimidatoria. Oggi è astinente da quattordici mesi. La sua storia ricorda un punto spesso trascurato: il gioco online tra i giovani adulti non è un problema futuro, è già presente.

Giuseppe, 44 anni: dal poker «professionista» all’esdebitazione

Giuseppe non si è mai considerato un giocatore d’azzardo. Si considerava bravo. Il poker, nella sua testa, non era fortuna ma abilità, e per anni l’identità del «giocatore vincente» ha retto la narrazione che si raccontava. È la trappola dell’illusione di controllo, particolarmente resistente proprio perché il gioco di abilità offre alibi che la slot non concede: se perdo è colpa di una distrazione, se vinco è merito mio.

Il conto arriva comunque, e in questo caso pesa: un debito di circa 85.000 €, costruito nella convinzione di poterlo sempre recuperare con la mano successiva. Il fondo, per Giuseppe, coincide con il momento in cui l’aritmetica smette di lasciare scampo. Il percorso al SerD di Roma affronta insieme la dipendenza e la sua negazione, mentre sul versante economico si apre una seconda strada, di natura legale.

Le persone con un disturbo da gioco d’azzardo certificato e in cura possono accedere alle procedure di sovraindebitamento — l’insieme di strumenti un tempo noto come «legge salva-suicidi» (ex L. 3/2012) e oggi confluito nel Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza — per ristrutturare o ridurre i debiti. Non è una cancellazione automatica e non sostituisce la cura: richiede di rivolgersi a un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) o a un professionista. Giuseppe è astinente da cinque anni e oggi è referente di un gruppo di Giocatori Anonimi a Roma. Il «restituire», dice, fa parte della sua guarigione.

Cosa hanno in comune questi percorsi

Quattro storie di dipendenza dal gioco d’azzardo, quattro persone diverse per età, genere, tipo di gioco e via d’uscita; eppure i loro percorsi rimano. Il primo elemento ricorrente è il punto di svolta: quasi mai coincide con una vincita o una perdita particolare, ma con il momento in cui si chiede aiuto. Tutto il resto — la terapia, la gestione del debito, il gruppo — viene dopo quella telefonata, e non prima.

Il secondo elemento riguarda i soldi. In tutte le storie il debito nasce dalla dipendenza e non la precede: intervenire solo sul versante economico, senza toccare il meccanismo che lo genera, lascia il problema intatto. Il terzo è il più scomodo da accettare: la guarigione procede per gradi, e le ricadute possono farne parte senza segnare un fallimento. L’ultimo è la rete. Nessuno di questi percorsi è solitario: c’è sempre una combinazione di servizio clinico, sostegno familiare e gruppo di pari. A reggere il cambiamento è la presa in carico complessiva, ben oltre la sola forza di volontà.

Le tappe ricorrenti del percorso di guarigione dal gioco d’azzardo

Pur nelle differenze, il cammino segue una sequenza riconoscibile. Si parte dal riconoscimento del problema, spesso il passaggio più lungo. Segue il primo contatto, con il Telefono Verde o direttamente con il SerD. Si arriva quindi alla presa in carico e alla terapia, costruita sul singolo caso. Lungo il percorso possono inserirsi l’autoesclusione tramite il RUA e la gestione del debito. L’ultima tappa, mai davvero conclusa, è il mantenimento, in cui il gruppo e la continuità della cura fanno la differenza.

Dove trovare aiuto: i riferimenti concreti

Come uscire dalla dipendenza dal gioco d’azzardo: i servizi gratuiti disponibili

Tutte le storie di dipendenza dal gioco d’azzardo passano dagli stessi pochi riferimenti, ed è qui che l’emozione si trasforma in azione. Vale la pena ricordare un punto che molti ignorano: i servizi pubblici per la dipendenza dal gioco d’azzardo sono gratuiti, anonimi e accessibili senza impegnativa del medico di base. Non serve aver toccato il fondo per rivolgersi a loro, e il primo contatto non impegna a nulla. La tabella che segue riassume a chi rivolgersi e per cosa.

RiferimentoA chi si rivolgeContatto
TVNGA — Telefono Verde Nazionale Gioco d'Azzardo (ISS)Chiunque cerchi ascolto, informazioni e orientamento ai servizi800 558822 — gratuito e anonimo, lun–ven 10:00–16:00
SerD — Servizi per le Dipendenze (ASL)Giocatore che vuole una valutazione e un percorso di curaSportello della propria ASL — accesso libero, gratuito, anche in telemedicina
Giocatori Anonimi (GA) ItaliaGiocatori che cercano un gruppo di auto-mutuo-aiuto338 127 1215 — info@giocatorianonimi.org — incontri settimanali in tutta Italia
Gam-Anon ItaliaFamiliari e amici di chi ha un problema di gioco340 4980895 — info@gamanonitalia.org
RUA — Registro Unico delle Autoesclusioni (ADM)Chi vuole autoescludersi da tutti gli operatori legaliPortale ADM: arserviziam.adm.gov.it

Ciascuno ha un ruolo distinto e complementare. Il Telefono Verde è la porta più semplice, utile quando non si sa nemmeno da dove cominciare. Il SerD è il luogo della cura vera e propria, con un’équipe multidisciplinare. I Giocatori Anonimi offrono la dimensione del gruppo e del confronto tra pari, mentre Gam-Anon si rivolge a chi sta accanto al giocatore. Il RUA, infine, è lo strumento concreto per chiudere l’accesso al gioco legale mentre si lavora sul resto.

Domande frequenti

Conclusione

Le storie di dipendenza dal gioco d’azzardo di Marco, Elena, Luca e Giuseppe non hanno nulla di straordinario, e proprio per questo valgono: raccontano che il problema riguarda persone comuni e che l’uscita esiste, concreta e percorribile. Il filo che le unisce è semplice: il punto di svolta coincide con il momento in cui si chiede aiuto, più che con una singola vincita o perdita. Se tu o una persona vicina vi riconoscete in queste pagine, il primo passo è alla portata di tutti: chiamare il Numero Verde Nazionale Gioco d’Azzardo 800 558822, gratuito e anonimo, o rivolgersi al SerD della propria ASL. Chiedere aiuto non è una resa, ma l’inizio della risalita.

Il gioco è vietato ai minori di 18 anni e può causare dipendenza patologica (18+).