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Trattamento della dipendenza dal gioco d'azzardo: la guida

Il trattamento della dipendenza dal gioco d'azzardo in Italia è gratuito, garantito dal SSN attraverso i LEA dal 2017. Questa guida spiega come accedere al SerD, quali terapie hanno evidenza scientifica (CBT, MI, farmaci) e cosa aspettarsi dal percorso.

Graziano Bellio
Autore Graziano Bellio Autore 1 — casinò / bonus
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Il trattamento della dipendenza dal gioco d’azzardo, in Italia, è un percorso clinico strutturato, basato su metodi con prove di efficacia e — punto che vale la pena di anticipare subito — completamente gratuito a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Il disturbo da gioco d’azzardo (DGA) è una dipendenza riconosciuta, non un vizio né una semplice mancanza di volontà, e come tale si cura. Chi legge queste righe può essere in difficoltà in prima persona, oppure essere un familiare preoccupato: in entrambi i casi, capire come funziona la cura è il primo passo concreto. In questa guida ricostruiamo il percorso reale, dalla porta d’ingresso pubblica — il SerD della propria ASL — fino alle terapie con evidenza scientifica, alle strutture residenziali per i casi più gravi e agli esiti che è onesto attendersi. Chiudiamo con le indicazioni pratiche su come e dove chiedere aiuto, subito.

Indice dei contenuti

Il disturbo da gioco d’azzardo si cura: cosa dice il SSN

Il disturbo da gioco d’azzardo (DGA, in passato indicato come GAP, Gioco d’Azzardo Patologico) è classificato come una vera e propria dipendenza comportamentale. Non è una debolezza di carattere e non si supera con la sola forza di volontà: è una condizione clinica con basi neurobiologiche, che modifica i meccanismi cerebrali della ricompensa e del controllo degli impulsi. Riconoscerlo come tale è importante anche dal punto di vista pratico, perché significa che esiste un diritto alla cura e un percorso definito per ottenerla.

Il passaggio normativo decisivo è il D.P.C.M. 12 gennaio 2017, che ha aggiornato i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA): da quel momento la presa in carico delle persone con disturbo da gioco d’azzardo rientra tra le prestazioni che il SSN è tenuto a garantire su tutto il territorio nazionale. In concreto, questo si traduce in tre garanzie. La cura è gratuita, senza alcun ticket a carico della persona. Non richiede l’impegnativa del medico di base: ci si può rivolgere direttamente al servizio competente. E prevede una presa in carico multidisciplinare, con un programma terapeutico costruito sul singolo caso anziché un protocollo uguale per tutti.

Quando rivolgersi a un servizio

Non occorre aspettare di aver toccato il fondo per chiedere aiuto. I segnali che indicano l’opportunità di un consulto sono concreti e riconoscibili: l’incapacità di smettere nonostante i tentativi, la rincorsa delle perdite (continuare a giocare per recuperare il denaro perso), i debiti che si accumulano, le bugie ai familiari sul tempo e sui soldi spesi, l’uso del gioco come strumento per gestire ansia, noia o umore basso. Quando il gioco smette di essere uno svago e diventa un bisogno difficile da controllare, è il momento di parlarne con un professionista.

La porta d’ingresso: il SerD della tua ASL

Il punto di accesso pubblico al trattamento della dipendenza dal gioco d’azzardo è il SerD, il Servizio per le Dipendenze della propria ASL. È presente in ogni Azienda Sanitaria Locale italiana, il che rende la rete capillare: ovunque si abiti, esiste un servizio di riferimento raggiungibile senza spostamenti complicati. Il SerD nasce storicamente per le dipendenze da sostanze, ma da anni si occupa anche delle dipendenze comportamentali, e il gioco d’azzardo ne è oggi una componente importante.

La forza del SerD sta nella sua équipe multidisciplinare. Attorno alla persona lavorano figure diverse e complementari: il medico o lo psichiatra, lo psicologo-psicoterapeuta, l’educatore, l’assistente sociale e il personale infermieristico. Questa composizione consente di affrontare insieme i diversi versanti del problema — quello clinico, quello psicologico e quello sociale, debiti compresi — senza scaricarli su un’unica figura. L’accesso è libero, gratuito e tutelato dalla riservatezza: nella maggior parte dei servizi è possibile presentarsi direttamente allo sportello o telefonare per fissare un primo colloquio.

Come si accede passo per passo

Il percorso di ingresso segue alcune fasi ricorrenti. Il primo contatto avviene per telefono, allo sportello o tramite l’invio del medico di base. Segue una fase di accoglienza e valutazione, in cui l’équipe raccoglie la storia della persona e la sua situazione attuale. Si arriva quindi alla diagnosi, che inquadra clinicamente il disturbo ed eventuali condizioni associate. Su questa base viene definito un programma terapeutico individualizzato, calibrato su gravità, risorse e obiettivi della singola persona. Infine, prende avvio il percorso di cura vero e proprio, con verifiche periodiche nel tempo.

Cosa offre il SerD

L’offerta di un SerD non si esaurisce nei colloqui. Comprende la diagnosi e la valutazione clinica, i colloqui motivazionali, la psicoterapia individuale e di gruppo e, quando il quadro lo richiede, una terapia farmacologica. A questo si aggiungono il coinvolgimento dei familiari, spesso decisivo, e il supporto sulla gestione degli aspetti sociali ed economici, a partire dalla situazione debitoria. È, in sostanza, una presa in carico complessiva della persona, non solo del sintomo.

Le terapie con evidenza scientifica

Sul piano del metodo, l’obiettivo primario condiviso dai servizi è l’astinenza dal gioco. Il trattamento più efficace non è quasi mai un intervento isolato, ma una combinazione: un solido lavoro psicologico e, dove utile, un supporto farmacologico, con un’attenzione costante alle eventuali comorbilità. È utile distinguere con chiarezza ciò che ha la maggiore evidenza scientifica da ciò che resta un approccio off-label, senza promettere cure miracolose.

Terapia cognitivo-comportamentale (CBT): il gold standard

La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è l’approccio con la maggiore evidenza di efficacia nel disturbo da gioco d’azzardo. Lavora sulle distorsioni cognitive tipiche del giocatore — l’illusione di controllo, la convinzione di poter “rimontare” la perdita, la lettura magica del caso — e sulla prevenzione delle ricadute, allenando strategie concrete per gestire l’impulso e le situazioni a rischio. Le evidenze indicano che la CBT individuale e quella di gruppo hanno efficacia paragonabile, il che amplia le possibilità di accesso a seconda dell’organizzazione del servizio.

Il colloquio motivazionale

Il colloquio motivazionale (MI) interviene soprattutto nelle fasi iniziali del percorso. Serve a rafforzare la motivazione al cambiamento e l’aderenza al trattamento, riducendo l’abbandono precoce, che è uno dei principali nemici della cura. Più che imporre una decisione, aiuta la persona a costruire le proprie ragioni per smettere.

Terapia farmacologica (off-label)

Sul versante farmacologico è doverosa una premessa: a oggi nessun farmaco è specificamente registrato per il disturbo da gioco d’azzardo. Alcune molecole vengono però utilizzate off-label, cioè al di fuori dell’indicazione approvata, sulla base di studi clinici. È il caso del naltrexone e del nalmefene, antagonisti degli oppioidi che, modulando il sistema dopaminergico, possono ridurre l’impulso e i pensieri ricorrenti legati al gioco (Grant e coll., 2006 e 2010). Possono inoltre essere previsti farmaci per ansia o depressione quando coesistono. In ogni caso si tratta sempre di scelte che spettano al medico, su valutazione del singolo quadro clinico: nessuna terapia farmacologica va intrapresa per iniziativa propria.

Terapia di gruppo e terapia familiare

Accanto agli interventi individuali, il lavoro di gruppo ha un ruolo importante: aumenta la compliance, riduce l’isolamento e permette di confrontarsi con chi sta affrontando lo stesso problema. La terapia familiare, dal canto suo, coinvolge chi vive accanto al giocatore, perché la dipendenza non riguarda mai una persona sola e il sostegno dei familiari incide concretamente sugli esiti.

TerapiaA cosa serveLivello di evidenza
Terapia cognitivo-comportamentale (CBT)Correggere le distorsioni cognitive e prevenire le ricaduteEvidenza più solida (gold standard)
Colloquio motivazionale (MI)Rafforzare la motivazione e l'aderenza, ridurre il drop-outApproccio consolidato, spesso iniziale
Naltrexone / nalmefeneRidurre l'impulso e i pensieri legati al giocoUso off-label, su prescrizione medica
Terapia di gruppo e familiareAumentare la compliance, ridurre l'isolamento, coinvolgere i familiariSupporto complementare

Quando serve la struttura residenziale

Non tutti i percorsi si svolgono in ambulatorio. Per i casi più gravi, e in particolare in presenza di comorbilità — uso di sostanze, abuso di alcol, disturbi psichiatrici associati — può essere indicato un percorso residenziale in comunità terapeutica. La struttura residenziale offre ciò che l’ambulatorio non può garantire: un distacco fisico dall’ambiente e dalle abitudini che alimentano il gioco, in un contesto protetto e continuativo.

Vale la pena di ricordare un dato clinico rilevante: una quota molto alta di giocatori in trattamento presenta disturbi psichiatrici associati (di Asse I), e queste condizioni, se non trattate, peggiorano gli esiti e aumentano l’abbandono. Da un lato questo rende il quadro più complesso; dall’altro indica con chiarezza la strada: il programma deve affrontare insieme il gioco e la comorbilità, non l’uno a scapito dell’altra.

Come funziona il residenziale

Il percorso residenziale si fonda sulla vita comunitaria e su una routine strutturata, pensata per allontanare la persona dall’ambiente di gioco e ricostruire abitudini e relazioni. Comprende attività riabilitative e un lavoro graduale di reinserimento sociale. L’ingresso avviene di norma su invio del SerD, che resta il regista del percorso anche quando questo prosegue in una struttura dedicata.

Dove curarsi: la rete dei servizi

La rete di cura italiana è, come si diceva, capillare: ogni ASL dispone di un SerD, che resta il riferimento principale e il punto da cui partire. Accanto ai SerD esistono servizi ASL dedicati in modo specifico alle dipendenze comportamentali e strutture private accreditate, queste ultime spesso attive nell’area residenziale. È bene chiarire che citarle qui ha valore informativo, come esempi di risorse disponibili, e non costituisce una raccomandazione commerciale.

Servizi pubblici (esempi)

Il primo riferimento è sempre il SerD della propria ASL. Tra i servizi pubblici dedicati esistono realtà specializzate nelle dipendenze comportamentali, come la S.S.D. Dipendenze da Comportamenti dell’ASL Città di Torino, che opera con un’équipe multidisciplinare dedicata al gioco. Sul territorio veneto, l’AULSS 2 Marca Trevigiana ha sviluppato un’esperienza ambulatoriale storica sul disturbo da gioco d’azzardo. Per il proprio territorio, l’indirizzo aggiornato del servizio competente si ottiene contattando la ASL o il numero verde nazionale.

Strutture private e comunità (esempi)

Per i percorsi residenziali esistono inoltre centri privati e comunità terapeutiche accreditate, attivi soprattutto nei casi gravi e con comorbilità. Vanno considerati come una risorsa aggiuntiva all’interno della rete pubblica, a cui si accede di norma tramite l’invio e la regia del SerD. Per i recapiti aggiornati e per verificare l’accreditamento conviene sempre passare dal proprio servizio di riferimento, che indirizza verso la struttura più adatta al singolo caso.

Quanto è efficace il trattamento della dipendenza dal gioco d’azzardo

Un punto va affrontato con onestà, perché incide sulle aspettative di chi inizia il percorso: la cura funziona, ma le ricadute fanno parte del cammino. Una ricaduta non è il fallimento del trattamento né della persona; è un passaggio che va riconosciuto, compreso e gestito, e che spesso fornisce informazioni preziose per rafforzare il percorso. Aspettarsi una guarigione lineare e definitiva è irrealistico; aspettarsi un miglioramento concreto e sostenibile non lo è.

Sul piano dei risultati, l’esperienza dei servizi italiani indica — come stima e ordine di grandezza, non come promessa — che una quota significativa delle persone in trattamento raggiunge e mantiene l’astinenza nel medio periodo, con percentuali che tendono a ridursi con il passare degli anni man mano che ci si allontana dall’inizio della cura. I due fattori che più spesso abbassano le probabilità di successo sono noti: la presenza di comorbilità non trattate e l’abbandono precoce del percorso. È anche per questo che la continuità della presa in carico e il lavoro sulla motivazione sono parte integrante della terapia, e non un dettaglio.

Domande frequenti

Conclusione

Il trattamento della dipendenza dal gioco d’azzardo, in Italia, è un diritto gratuito garantito dal SSN attraverso i LEA: parte dalla porta d’ingresso pubblica del SerD, si fonda su terapie con evidenza come la CBT e il colloquio motivazionale e, dove utile, su un supporto farmacologico valutato dal medico, fino al percorso residenziale per i casi più gravi con comorbilità. Gli esiti sono concreti, a patto di accettare che le ricadute fanno parte del cammino e che la continuità della cura conta quanto il suo inizio. Se tu o una persona vicina state affrontando questo problema, il primo passo è anche il più semplice: chiamare il Numero Verde Nazionale Gioco d’Azzardo 800 55 88 22, gratuito e anonimo. Chiedere aiuto non è una resa, ma un atto di forza.